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Rivendicazione di responsabilità dell’incendio all’impianto di confezionamento della carne in Cile

Traduciamo e condividiamo, anche se in ritardo, il comunicato (pubblicato ad ottobre del 2022) della rivendicazione dell’attacco all’azienda cilena Susaron, attuato nella notte tra il 18 e il 19 settembre 2022.

Fonte: https://actforfree.noblogs.org/post/2022/10/22/grupo-de-respuesta-animal-claims-responsibility-for-the-arson-at-the-meat-packing-plant-in-chile/

Disclaimer: Data la natura del comunicato, Unoffensive Animal desidera ribadire ancora una volta che siamo una piattaforma mediatica e non promuoviamo le azioni pubblicate, né conosciamo la paternità dei rapporti.

Disclaimer Pipistrelle: dato il contenuto molto forte e diretto che seguirà, il collettivo Pipistrelle ci tiene ad accodarsi al disclaimer fatto da UA, specificando che la pubblicazione di questa traduzione è stata pensata a fini divulgativi, non promozionali. Aggiungiamo anche che chi ha tradotto il comunicato non condivide vari passaggi del testo in questione. Tuttavia è stato deciso di lasciarlo invariato proprio per mantenere la giusta coerenza con la versione originale.

Introduzione di Pipistrelle

L* prigionier* antispecist* del caso Susaron sono pericolos*, sì, ma per chi? Per cosa?

Nella notte tra il 18 e il 19 settembre 2022, in Cile, vengono incendiati 6 camion di trasporto di pezzi di animali, la sala vendite e il sistema di refrigerazione a danno dell’azienda Susaron, con base a Santiago de Chile, causandogli danni enormi.
Secondo il codice penale, questo reato potrebbe costare loro tra i 15 e i 20 anni, che significa spesso e volentieri più di quello che è previsto dal Codice penale – in questo caso quello cileno – per reati gravi contro la persona.

Un atto violento contro una persona e un danno economico ad una grandde azienda o multinazionale hanno un peso completamente diverso, ma questo peso dipende dalle priorità di una data comunità. La società industrializzata, immersa nelle logiche capitaliste-estrattiviste, ha come priorità quella di generare profitto a qualsiasi costo. Questo significa legittimare disboscamenti, uccisioni, sfruttamento. Sfruttamento che si rivede non solo in quello del dirigente della grande azienda, ma anche in quello del proprietario di una piccola attività che scarica lavoro e frustrazioni a chi sta sotto di lui, esercitando potere e leve economiche, anche se con un impatto molto diverso.

Gran parte della nostra società è immersa in una cultura capitalista, che è stata interiorizzata da chiunque la abiti: da chi possiede a chi viene fruit*, abbiamo imparato a voler possedere oggetti e status sociali che alla fine finiscono per possedere noi; abbiamo pure imparato a voler possedere persone, in ambito lavorativo o in ambito relazionale, facendoci “possedere dalla voglia di possedere”. Il pensiero è lo stesso che sta dietro al capitalista sfruttatore, solo su scala minore, con meno mezzi e forse con più scrupoli.

Le persone imprigionate con l’accusa di aver recato danno all’azienda Susaron, i cui pseudonimi pubblicati sono Ita, Panda, Rugato e Tortu, sono considerate un pericolo sociale, e forse questo non è neanche sbagliato da dire. Recare un danno economico così grande ad un’azienda che basa il proprio profitto sull’uccisione, sullo smembramento e sulla devastazione ecologica, è un pericolo per l’azienda stessa e per chi ci guadagna indirettamente: lo Stato. Quello per cui sono state accusate queste persone spaventa i profittatori diretti dello sfruttamento, e come tale devono essere punite, non tanto per l’azione isolata di per sé, ma perché il pericolo più grande risiede nel dare l’esempio ad altr* che potrebbero organizzare altre azioni simili. Più azioni simili significherebbe più danni economici, ed è qualcosa che necessita di essere repressa il prima possibile.

E così si tira fuori l’arma repressiva per eccellenza adottata dallo Stato: la prigione. Quale migliore arma se non quella che riesce ad annientare la mente e le facoltà di una persona, privandola della libertà, ma potendosi sempre vantare di farlo in modo democratico e costituzionale? La prigione è di fatto l’arma più socialmente accettata utilizzata dagli Stati, sia come strumento punitivo che come strumento dimostrativo. È un deterrente. Se fai la persona brava e rispettosa della legge, non ci finirai.

È tipico sentire attivist* antispecist* e/o ecologist* inveire contro le forze dell’ordine chiedendo loro di “Fare il proprio lavoro”, di “proteggerci”. Si richiede un atto di compassione e solidarietà ad un gruppo armato e organizzato cui il nome è già autoesplicativo. Le forze dell’ordine fanno già il loro lavoro, e lo fanno benissimo. La popolazione è da proteggere non perché ci sia una spinta etica, sociale e comunitaria, ma perché mantenere l’ordine (tramite la coercizione, fisica o psicologica) significa mantenere l’ordine politico ed economico, significa mantenere uno status quo che consenta di generare altro profitto, e che consenta di conseguenza di continuare a sfruttare, distruggere, ammazzare, ma sempre secondo il rispetto delle leggi.

Le persone del caso Susaron sono un pericolo, e in quanto tale va gestito attraverso il sistema punitivo utilizzato dallo Stato, a cui non interessa creare comunità forti, ma bensì reprimere chi trasgredisce e al limite rieducarl*, in modo da portare le persone nella “retta via”, quella della produzione e del consumo. Quando sentiamo i media parlare di “terrorismo ecologico” o “terrorismo verde”, riflettiamo su a chi giova mantenere la dicotomia tra criminale/terrorista e brav* cittadin*.

Per chi ha l’opportunità e i mezzi, è possibile donare a queste persone tramite il link paypal.me/solidaridad4 e scrivere loro all’email solidaridad.antiespecista4@gmail.com, gestita da alcun* compagn* che faranno da tramite.

Solidarietà a Rugato, Panda, Ita, Tortu, Stefano e tutt* l* prigionier* politic* che hanno deciso di sfidare il sistema economico specista e violento.
La vita in carcere mira ad annichilirl*, annientarl* mentalmente. Non lasciamol* da sol*, anche una semplice lettera/e-mail può cambiare loro l’umore.

Il comunicato

Principalmente mi pento della mia moderazione, perché a prescindere dai danni che abbiamo causato a quelle aziende, se quegli allevamenti sono ancora aperti, se anche un solo animale è stato lasciato indietro, allora non è stato abbastanza. Non intendo liberarmi delle conseguenze di questi atti implorando pietà o appellandomi alla coscienza della sala, perché se questo sistema avesse una coscienza io non sarei qui, al mio posto ci sarebbero tutti i macellai, i vivisettori e gli allevatori di animali da pelliccia del mondo“.
– Peter Young, attivista del Fronte di Liberazione Animale

Inviamo questa segnalazione per rivendicare la responsabilità dell’azione di assalto e incendio che ha colpito la cella frigorifera principale dell’azienda di distribuzione di cadaveri smembrati “Susaron” e i suoi camion, nel comune di Quilicura nella notte del 18 settembre.

Abbiamo localizzato l’obiettivo in anticipo, verificando l’entrata e l’uscita. E no… Non credete a quello che dice la stampa riguardo ai presunti sospetti, che, a quanto pare, ci lascia come incauti e sprovveduti. Ovviamente non eravamo interessat* alla carne, tanto meno alla ricerca di ritorni monetari. Non abbiamo nemmeno colpito la guardia (non perché non volessimo, ma perché lui ha capito di essere a rischio e non ha fatto nulla di stupido). Non lasciatevi ingannare così facilmente dal masticare qualsiasi prodotto che le televisioni e i loro media vi propongono.

Nella silenziosa calma di una società del tutto instupidita, che dormiva esausta dopo aver gridato e ballato di gioia al suono degli striscioni dei padroni e dei moderni schiavisti; tra festeggiamenti di persone che credono che un paese-azienda le rappresenti e un denso puzzo di corpi bruciati in tutto l’ambiente.

La notte del 18 settembre, armat*, abbiamo preso il controllo della filiale centrale della macelleria “Susaron”. Azienda che da oltre 45 anni rifornisce il mercato nazionale, vendendo carne di manzo, maiale e pollame. Importa carne da altri mercati internazionali e ha un impianto di lavorazione che produce quasi 300.000 chili di carne di mucca, maiale e pollame al mese.

Eludendo il cancello di sicurezza e la recinzione elettrica, abbiamo reso la guardia notturna inoffensiva e abbiamo proceduto a spruzzare tutto ciò che potevamo con quel liquido che tutt* coloro che si considerano antispecist* dovrebbero avere come prodotto preferito al mondo: la benzina. Il resto è già cronaca nazionale, la perdita totale di gran parte dell’enorme recinto e i nostri opuscoli minacciosi sparsi in tutti i dintorni.

Ridiamo molto leggendo i commenti sui social media sul fatto che l’animalismo o l’antispecismo siano intrinsecamente pacifici e civili. Quelli che hanno scritto di credere che si trattasse di una montatura dell’azienda per incassare l’assicurazione ci hanno fatto ridere di gusto. Riteniamo che queste persone non abbiano una grande conoscenza della correlazione tra un addebito assicurativo e la completa devastazione di un’infrastruttura critica per una macro-azienda e di cosa significhi finanziariamente questo efficace attacco in cui hanno perso i loro mezzi di distribuzione e trasporto, il centro di raccolta e conservazione delle carcasse commestibili, un centro eventi e parte dell’ufficio vendite e marketing.

Andremo al punto nella nostra riflessione sull’antispecismo e sulla sua ridicola e folle associazione con il pacifismo.

Noi, come cellula operativa e gruppo di guerriglia urbana, riteniamo che lo sfruttamento degli animali sia inaccettabile e intollerabile. Siamo soprattutto antispecist* e non abbiamo sfumature.

Non ci interessa il processo della cultura umana, tanto meno le condizioni “del popolo” per capire che sottoporre un animale a una vita di torture, umiliazioni, stupri e morte dolorosa è qualcosa di inconcepibile. Giustificandolo definitivamente solo perché nella loro letargica esistenza possano acquistare dalle vetrine che camuffano la sofferenza che questo business trascina, resti di corpi morti che apparentemente erano solo un prodotto in più, per soddisfare un impulso culinario che da anni è scientificamente provato non essere più una necessità biologica. O per farli divertire sadicamente in pratiche competitive contorte che non hanno senso e che fanno capire chiaramente che meritano una pallottola nel cranio o l’esplosione di una bomba sotto i loro stand.

Mentre alcun* sono delus* perché il governo ha promesso di fermare la crescita di sport fasulli che causano solo dolore agli animali. Come il rodeo, i combattimenti tra galli e le corse dei levrieri.

E ora, un paio di mesi dopo la sua assunzione di potere, il Ministro dell’Agricoltura se ne esce annunciando un progetto che promuove questo tipo di “sport”, stringendo la mano al presidente della Federazione dei rodei; in un atto disperato per fermare la sua profonda crisi di popolarità.

Gli animali soffrono sempre. Mentre comprate il vostro hamburger a base vegetale di Leonardo Di Caprio al supermercato o vi vestite con l’ultimo disegno animalista stampato su legno, o gridate al mondo sterile sui social media che siete contro l’industria del consumo animale e i suoi derivati, loro sono ancora lì a soffrire. Sappiamo che con le nostre azioni non cambieremo la realtà dei milioni di animali schiavizzati e massacrati da questa malata catena di produzione umana. Ma non restiamo impassibili e impotenti e scegliamo la strada di rendere questa follia normalizzata il più difficile possibile con l’azione diretta.

Sabotaggi, incendi, attentati e soprattutto liberazione forzata degli animali, sempre al di fuori dei canoni legali, perché la legge oggi rappresenta il sistema che considera gli animali un bene di scambio.

Faremo tutto il possibile, anche se è poco, anche se ci costa la vita o la libertà, ma lo faremo fino alla morte e con immenso amore e orgoglio.

Non chiederemo alle aziende che consumano animali di smettere di macellarli, scuoiarli e violentarli.

Li bruceremo.

Non chiederemo alla feccia di smettere di torturare mucche e cavalli con frustate, percosse ed elettricità. Metteremo bombe nei loro circoli.

Non parleremo in modo favorevole ai proprietari e agli scienziati dei sinistri laboratori di vivisezione, li fucileremo.

Non andremo con gli striscioni nelle fattorie dove si riproducono e si preparano gli animali da mandare al macello. Entreremo rompendo tutto e aprendo le gabbie, li libereremo e daremo loro rifugio e chiunque incroci il nostro cammino scoprirà a sue spese che noi antispecist* non rispondiamo più al profilo di hippy, simpatic* con le toppe, le buone vibrazioni, gli auguri per l* altr* e i social network. Piuttosto, alcun* di noi sono esseri profondamente feriti, determinati, incendiari, pericolosi e armati.

Siamo contro ogni tipo di dominio; che si tratti di un poliziotto bastardo, di un gendarme, di un vivisezionatore, di un macellaio, di un partecipante o di un organizzatore di corse di animali o di un disgustoso cavaliere su un cavallo.

Ognun* di loro potrebbe essere il nostro prossimo obiettivo. Apprezziamo e ammiriamo i gruppi di liberazione animale e di sabotaggio come l’ALF e abbiamo imparato molto da loro. Ma a differenza loro, noi non vogliamo assolutamente fare del male e uccidere le persone. Perché affrontare un sistema di dominazione, massacro e consumo di esseri senzienti, che dispone di finanziamenti, delinquenti, armi e sostegno governativo, significa guerra e confronto. E la guerra non si combatte con fiori, parole, post sui social media o petizioni legali.

Stiamo parlando di combattere persone così spietate e violente e, purtroppo, per le giovani donne che vogliono vibrare in alto ed essere in pace con la loro coscienza superiore, l’unico modo per fermare coloro che usano la violenza per scopi così miserabili è sporcarsi le mani con la stessa violenza e diventarne esperte per usarla contro di loro.

Non ci saranno dialoghi, né accordi. Non ci sarebbe dialogo con chi ha ucciso o violentato un vostro familiare, giusto? Perché gli animali sono diversi? Perché tanta pazienza in questi casi? Perché si tratta di animali non umani? Come mai non hanno voce? Perché è così che vi hanno insegnato?

Il veganismo-animalismo-antispecismo non può essere altro che una guerra di intransigente belligeranza. Altrimenti, è un gioco o una maschera per instagram con la foto di un animale selvatico.

Se si considera la liberazione totale come una necessità, allora si smetta di dare rilevanza solo agli obiettivi antropocentrici. La lotta di strada contro l’autorità è necessaria. L’attacco a ciò che di più evidente c’è nella società del dominio, che si tratti di polizia, gendarmi, militari, banche, enti governativi, multinazionali, è necessario. Noi lo applaudiamo.

Ma l’azione diretta per la liberazione animale e la sua espansione è urgente e vitale. Se anche voi come noi lo ritenete urgente, create il vostro gruppo, organizzate il vostro gruppo di affinità o agite da sol*. Fissate il vostro obiettivo, piccolo o grande che sia, e attaccate. Basta pazienza, basta aspettare, basta parole, basta apparire. Basta aspettare.

Sabotare, bruciare, incendiare, liberare gli animali, difenderli, cercare luoghi in cui ospitarli. Tutt* possiamo fare qualcosa per loro. Se necessario, uccidere, ferire.

AVANTI GUERRIER* LIBERATRIC*, VENDICATRIC* E SABOTRATRIC*!!!

SALUTI AL GRUPPO ANTISPECISTA EMILIA BAU E A TUTTI I GRUPPI ATTIVI NELLA LIBERAZIONE ANIMALE VIOLENTA E CRIMINALE IN TUTTO IL MONDO.

Sebastián Oversluij, Mauricio Morales, Mike Hill, Jill Phipps e Barry Horne.

Mordono l’impero delle sofferenze speciste insieme a noi e a chiunque agisca direttamente.

LIBERAZIONE ANIMALE CON OGNI MEZZO NECESSARIO, SENZA GUARDARE IN FACCIA NESSUN*.