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COMUNICATO DEX COMPAGNX DEL COLLETTIVO E DEL SANTUARIO “269 LIBÉRATION ANIMALE”

Traduciamo e divulghiamo il secondo comunicato/aggiornamento sulla situazione del collettivo 269 Libération Animale.

Fonte: [REPUBLICATION AUGMENTÉE] COMMUNIQUÉ DES CAMARADES DU COLLECTIF & SANCTUAIRE “269 LIBÉRATION ANIMALE”

Fotografia: immagine tratta dal video “Operation Rose” di Lucie Aragon.

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Tutte le persone che hanno firmato questo comunicato hanno partecipato in qualche momento alla storia del collettivo “269 Libération Animale” e del suo santuario. Alcune sono arrivate da poco, altre ci sono sempre state, altre ancora si sono allontanate a causa delle disfunzioni che abbiamo vissuto.

Questo testo è stato scritto da compagn* che sono stat* presenti negli ultimi due anni nelle diverse forme di azione e nel santuario. Precisiamo subito, al fine di una migliore comprensione del nostro tema, che non evochiamo e non mettiamo in discussione l’uso della necessaria verticalità che è stata dispiegata da Tiphaine e Ceylan nell’organizzazione di azioni che hanno coinvolto un gran numero di attivist*; azioni dirette da cui tutt* abbiamo imparato molto, che ci hanno legato e che hanno costruito il potere politico di “269 Libération Animale”.

È da un contesto più intimo che testimoniamo qui ciò che abbiamo sperimentato in modo ricorrente e regolare come compagn* più vicin* nei momenti di vita quotidiana e nel prendere decisioni importanti. Questo sforzo di riflessione mira a trasformare coraggiosamente l’organizzazione interna del nostro collettivo per un maggiore potere politico in un solido e sensibile cameratismo.

Oggi ci incontriamo tutt* intorno all’evidenza di opporci al dominio e alla violenza, e intorno al desiderio di trasformare i legami che ci uniscono per imparare a lottare meglio, insieme.

Questo comunicato segue quello di Tiphaine Lagarde. In esso racconta l’uso della violenza da parte di Ceylan per reclamare illegittimamente il santuario di cui sono entramb* co-fondatrici/tori e co-president*, e per spegnerne l’esistenza politica.

Quest’estate Ceylon ha abbandonato il santuario senza preavviso. Per due mesi non è stato possibile comunicare con lui. Si è chiuso in monologhi sessisti e violenti contro Tiphaine, di cui era stato compagno per 7 anni. All’inizio di novembre, il suo unico sostegno  – un ex compagno il cui tradimento è stato immenso – ci ha preparat* al suo ritorno. Dopo settimane di insulti e diffamazioni su Tiphaine, Ceylan si è improvvisamente mostrato ragionevole e ha detto di voler tornare dagli animali. L’organizzazione amministrativa del santuario dipendeva ora esclusivamente da Tiphaine e Ceylan. Nonostante il nostro coinvolgimento a vari livelli in questo luogo, non avevamo alcun diritto, né alcun motivo, vista la sua apparente calma, per impedire a Ceylan di tornare. Sembrava conciliante e credevamo, come Tiphaine, che ci fosse la possibilità di discutere in modo intelligente del futuro del santuario e dei suoi abitanti.

Ma il 13 novembre Ceylan si è imposto sul posto con autorità e forza, chiamando immediatamente i gendarmi per far espellere Tiphaine e compagn* che si trovavano lì quel giorno. Quello che è successo dopo è quasi impensabile, perché sembra impossibile. Da allora, non sembra esserci limite per Ceylan, che accusa Tiphaine ed ex compagn* di insulti sessisti, minacce di morte, violenza fisica e molestie. Siamo rimast* sbalordit* nello scoprire il cameratismo che ha sviluppato con i gendarmi della città natale del santuario. Con il caffè e la connivenza misogina, Ceylan si è guadagnato la simpatia del sistema che ha sempre sostenuto di combattere. L’ossequio ai gendarmi ha permesso l’installazione di una pietosa solidarietà maschile di cui noi, compagn* regolarmente presenti, siamo stat* testimoni.

Mentre Ceylan ha ripetutamente abusato verbalmente e fisicamente (tentativi di strangolamento, minacce di morte, insulti), è arrivato a chiamare la gendarmeria per dirci di lasciare i locali “perché si vede che è arrabbiato, signorine”. Inoltre, ha sottratto gli animali al santuario ingannando un organo amministrativo, screditando e disprezzando così tutta la loro storia. Ad oggi, siamo in attesa di conoscere l’evoluzione del procedimento legale a cui siamo stat* costrett* a ricorrere per porre fine a questa situazione grottesca.

Perché abbiamo continuato a recarci al santuario? Innanzitutto, era impensabile che questo luogo di lotta fosse occupato da due uomini le cui parole e azioni misogine potevano ormai essere espresse senza freni. Poi, in una mancanza di comprensione e di sgomento che tutt* noi abbiamo condiviso, abbiamo visto l’incapacità (o la non volontà?) di Ceylon di prendersi cura de* nostr* compagn* che vivono nel santuario. Con orrore abbiamo scoperto il corpo di una gallinella nel pollaio, la cui morte non era stata nemmeno notata. Le rastrelliere sono rimaste vuote di fieno e abbiamo appreso che agli animali del santuario veniva fornita solo metà della loro razione giornaliera. Abbiamo appreso con infinita tristezza della morte di Poupou, un gallo eccezionale, pilastro dell’anima del santuario, solidale e attento a tutti gli animali, le cui condizioni di salute richiedevano cure veterinarie speciali. Ceylon non ha fornito queste cure veterinarie, negando con la forza a Tiphaine la possibilità di offrirgliele. L’elenco è lungo e non potrebbe essere esaustivo. Questa “montagna di orgoglio”, come ama definirsi, non è nemmeno l’ombra di quello che era un tempo. Non solo trascura gli animali di cui è responsabile, ma ruba il tempo e l’energia che vorremmo dedicare alla lotta e agli animali che muoiono ogni notte nell’orrore del macello.

Ciò che diventa necessario e urgente raccontare è una storia di violenza e di dominio. Non si tratta di schierarsi o di sostenere un’amicizia preferenziale con Tiphaine o Ceylan, i/le due fondatrici/tori del collettivo “269 Libération Animale”. Dietro queste parole, noi, membri attivi del collettivo “269 Libération Animale”, siamo uniti e facciamo fronte comune contro Ceylan Cirik e la sua nuova associazione “Terre de Roses”.

Negli ultimi due anni, il “collettivo” “269 Libération Animale” è stato un collettivo solo di nome. Il suo funzionamento interno era diventato autoritario e si basava su rapporti di forza e di dominio di cui molt* di noi non sospettavano il grado di violenza. Siamo tutt* responsabili di questo clima velenoso. Con il nostro silenzio, abbiamo permesso che prendesse piede. L’assurdità della nostra docilità è stata proporzionale alla bellezza e alla potenza delle azioni che abbiamo intrapreso insieme. Non rinnegheremo nulla e non dimenticheremo quei momenti di lotta comune. Questo gruppo era soprattutto solidarietà in azione, fiducia assoluta nella nostra capacità di andare fino in fondo alle liberazioni più audaci, audacia di fronte al sistema speculativo, complicità e risate dopo una giornata di lavoro per migliorare la vita quotidiana degli abitanti del santuario. E così come amare una persona ci fa accettare la sua violenza e i suoi colpi, l’amore per la lotta ci ha fatto accettare questa lenta deriva verso il dominio.

Questa accettazione ci ha fatto troppo spesso dimenticare i nostri affetti e valori personali e intimi. Abbiamo perso compagn* prezios* a causa di sgomberi autoritari e arbitrari, mai contestati con franchezza. Un* tra le/lx/i compagn* più car*, più fidat*, più impetuos* ha detto: “È come se fossimo in una barca insieme, io sto cadendo in mare e non c’è nessun* che si preoccupi di quello che mi succede”.

Il nostro rammarico per questo è immenso e, anche se non si tratta più di fingere di cercare di fare ammenda, è importante per noi riconoscere questi errori e questa crudele mancanza di lungimiranza.

Accettiamo di essere imperfett*. L’urgenza di agire ci ha sempre spinto a dirigere tutte le nostre energie e i nostri sforzi collettivi verso la lotta antispecista, trascurando di considerare e curare le nostre relazioni interne. La partenza di Ceylan ha portato a defezioni di ex compagn* che erano perfettamente d’accordo con il modo autoritario di lavorare e che volevano soprattutto conservare la loro posizione di “sub-leader”. Dopo questi numerosi sconvolgimenti, stiamo cautamente e gioiosamente scoprendo una nuova natura nei legami che ci uniscono. Nulla si basa su fantasie di impegno, su parole e promesse assolute non mantenute. Abbiamo messo alla prova le nostre relazioni e le persone che sono rimaste affidabili e presenti di fronte alle prove degli ultimi mesi hanno creato un nuovo e sincero legame di fiducia e solidarietà. Non pretendiamo di essere modelli di decostruzione, ma abbiamo il desiderio di andare avanti insieme. Tutto è da ricostruire, questa volta su basi che non abbiamo mai conosciuto prima ma che sembrano ovvie: il rispetto reciproco, l’accettazione dell’alterità, la trasparenza.

Per Poupou, per Rambo, per tutti gli animali del rifugio, per quelli che muoiono ogni notte nella più totale indifferenza, trasformeremo questa dolorosa prova in un guadagno di lucidità, franchezza e sincero cameratismo.

Impareremo ad essere un collettivo, davvero, e a unire le forze nell’urgenza di questa lotta.

Questo comunicato è firmato da:

Amal, Anton, Brume, Catherine, Dimitri, Dona, Elena, Elisa, Ellipse, Ewen, Francis, Julie, Kaline, Lenni, Lilia, Lison, Loïc, Lola, Lucette, M., Marguerite, Maryline, Mathieu, Nolwenn, Percy, Romain, Samuel, Saturn, Sophia, Tamie, Sam.